QUESTO PUO’ ESSERE L’ANNO DELLA ROMA?

 Martedì 4 maggio 2021, anonimo pomeriggio infrasettimanale nella capitale. La gente lavora, i ragazzi fanno lezione da casa, le strade, tanto per cambiare sono intasate dal traffico. Il meteo di quel giorno sembra rispecchiare in pieno lo stato d’animo di gran parte della città.

Due terzi dei cittadini romani sono tifosi della cosiddetta “Maggica”, e la loro squadra in questo periodo non sta ottenendo i risultati tanto sperati, anzi. Fonseca è tornato da Manchester, dove ha giocato il giovedì sera, con quattro reti da rimontare al ritorno. Un’impresa impossibile per le condizioni in cui versa la squadra, per la netta superiorità dell’avversario, e per un ambiente che neanche aiuta.

La posizione del tecnico portoghese è più instabile che mai, si parla di esonero immediato. La tifoseria si spacca, c’è chi vorrebbe l’arrivo di un traghettatore e chi preferirebbe aspettare la fine della stagione per rifondare tutto da zero. Eppure questa rifondazione non è realmente necessaria, la Roma la rosa di valore ce l’ha, servirebbe giusto puntellarla con l’inserimento di qualche tassello e alcuni elementi che possano allungare la panchina. E cosa fondamentale, i tifosi reclamano a gran voce qualcuno che sappia valorizzare al meglio il patrimonio tecnico della società. E nel tam tam di notizie sul possibile successore di Fonseca escono un’infinità di nomi: Allegri, Conceicao, De Zerbi. Quello che però sembra essere il più vicino alla panchina giallorossa è Maurizio Sarri, cultore del bel calcio. I tifosi, in questo caso un po’ a sorpresa, si spaccano nuovamente. Alcuni già immaginano la propria squadra impartire lezioni di bel giuoco in Italia e in Europa, altri sono stufi del bel calcio, troppe volte proposto sulla sponda giallorossa della capitale ma che ha lasciato i ragni a villeggiare nella bacheca del club.

A metà pomeriggio di questo martedì piovoso di inizio maggio esplode sulla Capitale un’altra bomba, oltre a quella d’acqua che allaga tutte le strade. Questa bomba viene sganciata direttamente dai profili social della Roma, che cominciano a pubblicare post nei quali campeggia un primo piano di Mourinho. Dopo alcuni minuti di sbigottimento generale, la notizia si diffonde a macchia d’olio ed esplode l’entusiasmo tra i romanisti.

José Mourinho è il nuovo allenatore della Roma.

La tifoseria passa nell’arco di cinque minuti da una fase di smarrimento e malcontento ad una di euforia incontrollata. Difficile dargli torto, sbarca nella Capitale uno degli allenatori più titolati della storia del calcio. L’unico capace di fare il triplete in Italia, con l’Inter nel 2010.

Finita la scorsa stagione però, e con l’inizio del mercato, tra i tifosi della Roma è cominciato a sorgere qualche dubbio. Come potrà una società con centinaia di milioni di debito garantire colpi in grado di rinforzare la squadra a disposizione dell’allenatore portoghese? Riusciranno i Friedkin, coadiuvati da Pinto, ad allestire una rosa all’altezza del blasone del suo allenatore per competere al meglio su più fronti?

Mourinho fa immediatamente tre richieste specifiche: un portiere, un centrale di difesa e un mediano. Pau Lopez saluta e prende un volo direzione Marsiglia, e alla corte dello Special One arriva un suo connazionale: Rui Patricio. Per il centrale si fanno diversi nomi ma alla fine non arriva nessuno perché la società si trova costretta ad operare in un altro settore della difesa. Infatti, nel vittorioso quarto di finale dell’Italia contro il Belgio, giocatosi lo stesso giorno dell’atterraggio a Ciampino del mister, accolto a mo’ di imperatore romano, a dieci minuti dalla fine Spinazzola si rompe il tendine d’achille. Europeo finito, operazione in Finlandia e riabilitazione per sei mesi. Ergo, urge un nuovo terzino sinistro, anche perché Calafiori è troppo debole fisicamente per chiedergli di giocarle tutte e Santon è fuori dal progetto tecnico. Pinto va a pescare oltreoceano, dove ad attenderlo c’è una sorpresa dell’ultima Copa America: Matias Vina. Il terzino del Palmeiras arriva per una cifra intorno ai 12 milioni di euro e viene subito chiamato a svolgere un compito non semplice, sostituire degnamente il miglior terzino sinistro di Euro2020.

Per il mediano si propone una situazione simile per certi aspetti a quella già vissuta per il centrale di difesa. La Roma da maggio, su espressa richiesta dell’allenatore, trova l’accordo con Xhaka, resta da trovare solo quello con l’Arsenal. I Gunners però fanno resistenza, ne esce un tira e molla estenuante a conclusione del quale il capitano della nazionale elvetica, stanco di aspettare, decide di firmare il rinnovo di contratto con l’Arsenal.

La gente a questo punto si aspetta un nuovo nome per la mediana, ma le attenzioni della dirigenza si ritrovano nuovamente costrette a catalizzarsi su un’altra spinosa situazione. Edin Dzeko, che solo poche settimane prima aveva giurato amore alla Roma, sembra pronto una volta per tutte a lasciare la Capitale. Ad aspettarlo c’è Simone Inzaghi, rimasto anche lui a sorpresa orfano di Lukaku, volenteroso di rimettersi in gioco con il Chelsea. Parte quindi una disperata caccia al nove in grado di sostituire il bosniaco, in grado di caricarsi il peso dell’attacco giallorosso per sei stagioni. Arriva Shomurodov per venti milioni, cifra importante per un calciatore che deve ancora dimostrare tutto dopo una sola stagione di A al Genoa. La tifoseria si aspetta il grande colpo dell’estate in quel reparto. I nomi sono i soliti accostati nella Roma agli ultimi anni: Belotti, Lacazette, Icardi. Tutti ottimi profili ma che la società smentisce di trattare, Mou vuole una punta giovane, con la quale aprire il suo ciclo a Roma. Per diversi giorni i nomi più in voga sono Isak e Scamacca, ma poco prima di Ferragosto lo Special One chiede ai Friedkin uno sforzo per arrivare ad Abraham. Il profilo del ventitreenne inglese del Chelsea piace non solo per la giovane età al pubblico giallorosso, ma anche per le caratteristiche tecniche, che sembrano essere l’ideale per il calcio di Mourinho. Pinto intavola dunque una trattativa complessa, vista la concorrenza dell’Arsenal, che fa leva sulla possibilità di rilanciarsi in Premier del ragazzo. Il General Manager portoghese viene obbligato a tentare il tutto per tutto per portare all’ombra del Colosseo il gigante d’oltremanica. E ci riesce, con una formula anche vantaggiosa, 40 milioni pagabili in cinque comode rate. Un affare vero e proprio, ma che dovrà esserlo anche sul campo.

Con l’arrivo del nuovo centravanti si chiude anche il mercato in entrata dei capitolini. Adesso il leitmotiv in città è l’interrogativo su come Mourinho metterà in campo la squadra. Viste le precedenti esperienze del portoghese viene naturale pensare immediatamente ad un classico 4231, il modulo che si sposa meglio con le caratteristiche dei giocatori in rosa, rispetto magari al 4312 o al 433 già utilizzati in carriera dallo Special One.

I tifosi sono curiosi di vedere la “nuova” squadra all’opera, e la prima circostanza sono le amichevoli. Tolte quelle fatte in Italia a Luglio, i primi test importanti i Lupi li affrontano in Portogallo, dove vanno in tournée a partire da fine mese. L’amichevole col Porto, squadra dove si è consacrato José, finisce 1 a 1, con il goal avversario subito ad un minuto dalla fine. Quella con il Siviglia termina con un altro pari, stavolta a reti bianche. E togliendo la nefasta amichevole di Siviglia con il Betis, gravemente condizionata da un episodio arbitrale ai limiti della decenza, anche la prestazione fornita con il Raja Casablanca nel giorno della presentazione della squadra all’Olimpico è stata soddisfacente, con un rotondo 5 a 0 finale.

La sensazione che ha dato la squadra nelle prime uscite stagionali è stata quella di aver trovato quell’equilibrio che nelle ultime tre stagioni era mancato. A Mourinho si chiedevano due cose al suo arrivo a Roma, di migliorare la fase difensiva della squadra e di inculcare la sua mentalità vincente ai ragazzi. Due cose che sin qui è riuscito a fare perfettamente e stanno dando i frutti sperati in questo inizio di stagione.

I giallorossi hanno messo in fila sei vittorie nelle prime sette gare ufficiali, andata e ritorno contro il Trabzonspor in Conference, contro Fiorentina, Salernitana e Sassuolo in campionato, e con il CSKA Sofia alla prima nel girone di Conference League. Testimonianza della solidità difensiva che il reparto arretrato sta acquisendo, grazie alle prestazioni di una coppia centrale giovane, ma al tempo stesso esperta ed affiatata come quella composta da Mancini e Ibanez. Non va poi dimenticato l’apporto di fiato dei due terzini Karsdorp e Vina, veloci, fisici e che puntano l’avversario. Sarebbe un gravissimo errore poi dimenticarsi che la Roma attende il rientro di Spinazzola, autore di un Europeo da migliore con distacco nel suo ruolo.

Abraham ha già fatto innamorare i suoi nuovi tifosi. Questo ragazzone sembra calzare perfettamente nell’idea di calcio che Mourinho vuole importare alla squadra. C’è grande intesa con Mkhitaryan, già autore di due goal in Serie A. Pellegrini, se in condizione, nel ruolo di trequarti dietro la punta è uno dei migliori del nostro campionato. Dopo l’Europeo saltato per infortunio, Mourinho l’ha posto al centro del suo progetto, l’ha coccolato e gli ha dato fiducia, e lui la sta ripagando a suon di goal e assist, splendida la doppietta alla Salernitana, e i goal con Sassuolo, CSKA e soprattutto Hellas Verona. C’è poi Zaniolo, che avrebbe voglia di spaccare il mondo dopo un anno e mezzo di riabilitazione e fisioterapia, ma che se riesce a dosare la foga, può essere il vero acquisto di questa sessione di mercato giallorossa. Importantissimo è poi l’apporto del centrocampo, dei due mediani. Cristante è una diga davanti alla difesa e sa essere pericoloso come pochi nel gioco aereo. Le qualità di Veretout sono testimoniate dalla recente convocazione nella nazionale francese, inserimenti e tiro da fuori lo rendono una costante in zona bonus per la Roma.

L’unica pecca di questa rosa forse è l’assenza di grandi nomi tra le alternative. Perché tolti Kumbulla e Smalling dietro ed El Shaarawy e Perez davanti, con Shomurodov che in realtà sarà più un dodicesimo che una vera e propria riserva vista anche la compatibilità con Abraham, le alternative in panchina non hanno grandi nomi.

Certo è che se la Roma rispetto agli altri anni dovesse avere meno sfortuna con gli infortuni, ha una rosa di grandissimo valore. L’undici titolare non è inferiore a nessuno in Italia, e Mourinho è uno specialista nel valorizzare i giocatori che ha per farli rendere il più possibile. Conta poco la sconfitta di Verona, arrivata in maniera rocambolesca, in una giornata sfortunata per i giallorossi. Quest’anno la Roma oltre ad avere una società seria e presente alle spalle, sembra anche avere una progettualità e una propria identità dentro e fuori dal campo.

In un’annata in cui l’Inter campione in carica ha perso i punti cardine che l’hanno posta davanti a tutti lo scorso anno, in cui il Milan potrebbe risentire della Champions e la Juventus è in fase di ricostruzione, per outsider come la Roma sognare è più che lecito.

di LUCA MEROLLE

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