Un responsabile del settore giovanile: “Voglio calciatori alti e grossi!”

Non colorirò di un virgola quello che mi è successo pochi giorni fa. Prendo appuntamento presso la sede di una società di calcio professionistica. Come sempre giungo alla sede pieno di entusiasmo e di voglia di proporre i miei giovani assistiti. Ho una lista abbastanza nutrita che parte dai 2008 fino ai classe 2004. Mi fanno accomodare in una saletta, in attesa che arrivi il mio “uomo”, ovvero il responsabile del settore giovanile. Non ci conosciamo, ma mi dicono essere un grande intenditore di calcio giovanile. Eccolo, scorgo la sagoma entrare in sede. Capisco che è lui perché è già al telefono e ha l’atteggiamento di chi sta facendo il mercato estivo. Mi fa cenno di seguirlo. Poi entriamo in una stanzetta, c’è solo una scrivania a dividerci. Ci sono io, il procuratore, e lui, il dirigente capo del settore giovanile di quella squadra. Dopo le presentazioni di rito, il mio “uomo” va subito al sodo, senza neanche farmi parlare un minuto e, tuonando con un vocione infernale, ordina: “voglio calciatori alti e grossi!”. Prendo un mezzo minuto di tempo prima di rispondere. Ma capisco subito di aver tergiversato troppo. Lui, infatti, è di nuovo attaccato al telefonino. Mi gira anche le spalle guardando dalla finestra verso chissà quali lidi. Io rimango al mio posto e sfilo dalla tasca dell’agenda la mia lista di calciatori da proporre. Accanto ad alcuni miei assistiti ho scritto “buoni tempi di gioco, ma da aspettare morfologicamente”. In un batter d’occhio mi rendo immediatamente conto di non avere la “fortuna” di essere il procuratore di calciatori alti e grossi. E, mentre “lui” è ancora girato, decido repentinamente di prendere la via d’uscita, silenzioso come un ladro. In macchina, tornando verso casa, mi dico che sono un matto da legare. Poi in serata squilla il cellulare. E’ il mio “uomo”. Rispondo con un filo di voce sentendomi quasi in colpa, ma lui ancora mi chiede: “ma calciatori alti e grossi ne hai sì o no?”. “NO!” rispondo ad alta voce e aggiungo: “HO SOLO CALCIATORI DALLA CORPORATURA ESILE, MA CON OTTIMI TEMPI DI GIOCO”. Lapidario, lui sentenzia: “non ho tempo di aspettarli, voglio dei giovani già pronti!”. Con un “Addio Direttore” chiudo la telefonata.

Morale del racconto: spieghiamo ai nostri corsi per osservatori quali dovrebbero essere i parametri di valutazione dei giovani calciatori e ora non posso contraddire me stesso né il mio osservatore Paolo Greatti. Mi rimetterò, pertanto, di nuovo al lavoro per i miei ragazzi portando avanti le mie (nostre) convinzioni sulle caratteristiche (tempi di gioco!) che devono possedere i giovani calciatori!

Jean-Christophe Cataliotti

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